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domenica 22 agosto 2010

SUMMERTIME

Scusate il ritardo, ma è stato un periodo veramente intenso, credevo (temevo) che non avrei più trovato il tempo per scrivere.

Nonostante la pausa dal lavoro, le cose da fare sono state veramente tante, traslochi, novità, assestamenti e colpi di reni per recuperare l'equilibrio.

Senza rete.

L'anno scorso le ferie mi avevano regalato tempo e stimoli, al punto da scrivere fiumi di post.

Quest'anno gli stimoli non sono stati pochi, ma difficilmente ho trovato quell'irrequietezza che ha sempre caratterizzato il mio scrivere.

Non tutti i mali vengono per nuocere.

Si sta chiudendo l'ultimo giorno di ferie e mi sento come un bambino che si è bevuto le vacanze come un gigantesco bicchiere d'acqua dopo una lunga corsa.

Mi fanno quasi male le tempie.

Quando si è bimbi difficilmente si apprezzano le sottigliezze, le delicatezze, sono i loro ricordi che trasformano quei momenti, sedimentandoli e mutandoli in punti cardine.

Forse ai tempi ero precoce, ma la tristezza e la malinconia erano sentimenti che conoscevo già bene allora.

Non ero così ansioso delle novità.

Il termine delle vacanze era così ricco di eventi, saluti e volti che, con il passare degli anni, la mia memoria non è riuscita a contenere pienamente.

Ricordo però che l'ultimo giorno era un tripudio di tuffi in acqua, era anche il giorno in cui i miei genitori mi permettevano di rimanere in spiaggia fino a quasi al calar del sole.

Il giorno dopo era quello della malinconica partenza.
Mia madre, grandissima estimatrice della spiaggia, mi chiedeva se volevo andare a salutare il mare con lei.

Mi diceva proprio così "Andiamo a salutare il mare?".

Dopo aver preparato le valigie e pulito la casa che affittavamo, io e lei ci dirigevamo in spiaggia a dare l'ultimo saluto all’orizzonte prima dell'anno successivo.

In silenzio guardavamo il frangersi delle onde sulla riva, il sole ancora basso.

Oggi sono stato in spiaggia l'ultimo giorno di ferie, ferie che ho speso "senza andare da nessuna parte" come dalle mie parti si ama dire.

Mi sono immerso più volte in quell'acqua tanto criticata, opaca, torbida e così distante da quella cristallina di Formentera, Mykonos, Isole Mauritius.

Un'acqua però straripante di bei ricordi, a volte limpidi, a volte nebulosi e libri letti sotto l'ombrellone.

Ciao mare.
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Ascoltando:
Miles Davis, Porgy and Bess, 1958

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