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lunedì 21 dicembre 2009

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Dopo la crisi globale proveniente dagli Stati Uniti, un altro nemico della spinta economica è Dubai, con il congelamento dei debiti richiesto dalla Dubai World.

Qualche uccellaccio del malaugurio cerca di rendere credibile la teoria della “maledizione dei grattacieli” ideata da Andrew Lawrence e ripresa in mano per l’occasione da Mark Thornton.

Sembrerebbe, infatti, che ogni volta che un grattacielo raggiunge un record di altezza, questo sia presagio di un crollo della borsa del paese che lo ospita.

Come se questi alti ed aguzzi edifici si innalzassero per far scoppiare le leggere bolle economiche.

Spilli premuti su palloncini.

Anche San Gimignano, la città delle torri, vide il suo declino economico dopo la moda della “casa torre”.
Negli anni ne furono erette settantadue, anche se oggi ne sono visibili solo sedici.
Agli inizi del cinquecento, i visitatori di questo bene protetto dall’UNESCO, potevano godere della vista di una moderna Manhattan.

Oggi sembra che questa tipologia edilizia sia portatrice di sfortune.

Peccato, noi architetti siamo sempre stati attirati dalle torri.

Saranno i rimandi ai dettami lecorbuseriani, saranno le loro forme semplici, sarà che tali edifici segnano il territorio come nessun altra tipologia.

Gli architetti spesso sono egocentrici.

I grattacieli sono degli enormi menhir che infilzano il pianeta, chissà, seguendo più o meno le rotte farneticate ne “Il Pendolo di Foucault” di Eco.

Giganteschi falli eretti a dimostrare il vigore fisico di una società sana, (ri)produttiva.

In Cina stanno progettando torri vertiginose, la Shanghai Tower dovrebbe raggiungere i centoventotto metri, non certo un record, ma da mozzare il fiato.

Nonostante il nostro “Italians do it better” e il fregiarsi di innate doti amatorie, nel nostro belpaese non abbiamo mai cercato di competere in costruzioni di questo tipo.
Le nostre capacità ingegneristiche ci sono state sempre invidiate, dalla diga del Vajont alle opere di Pier Luigi Nervi, ma i grattacieli ci hanno sempre intimorito.

Le nostre torri sono state sempre proporzionate, forse un po’ tozze rispetto alle leggere linee contemporanee.

Probabilmente il nostro popolo ha sempre pensato che ci fosse una giusta proporzione tra la lunghezza della torre e le palle che ci stanno sotto.

La giusta proporzione spesso è anche solidità.

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Ascoltando:
Renato Zero, Icaro, 1981

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