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martedì 26 maggio 2009

FORBIDDEN COLOURS


La crisi che sta colpendo non solo il nostro paese, ma più o meno quasi tutta l’economia occidentale, continua a mietere vittime.
Getta in ginocchio molte persone, che si ritrovano a non riuscire più ad arrivare a fine mese.

I mezzi di informazione sembrano ignorare i fatti, chi ne parla viene apostrofato come uno iettatore.
Un menagramo.

Ma non bastano gesti apotropaici per allontanare la realtà, i problemi non se ne vanno con una grattatina.

Probabilmente chi tira i fili dei mezzi di comunicazione spera che, non parlando della crisi, essa sparisca come per magia.

La polvere può anche sparire sotto il tappeto, ma ormai il pavimento dei palazzi istituzionali somiglia sempre più al territorio campano.
Sotto dune di erba giacciono rifiuti tossici maleodoranti.

Si legge negli occhi la paura delle persone, ma anche qui è nascosta.
Sguardi celati sotto coloratissimi occhiali.

Non nascondo la mia felicità nel notare che, dopo anni di minimalismo vissuto a suon di contrasti optical, tinte martora, cammello e sfumature sui toni di tabacco, di colpo la nostra cromofobia sembra sia ormai un lontano ricordo.

I progetti di architettura sono pregni di colori saturi, verdi acidi che prendono il posto di dimenticati rosa veneziano, rossi amaranto che sostituiscono vetusti intonaci cremina.

Sarà un’idea degli stilisti, sarà una nostra necessità di sorridere in mezzo ai colori, in ogni caso finalmente mi sembra di essere uscito da una coltre nebulosa, figlia di un romanticismo che ci aveva insegnato a odiare i colori.

Un neoclassicismo che per anni ha mentito sull’architettura del passato.

Viva il colore, soprattutto se è su chilometriche gambe fasciate da leggings viola.
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Ascoltando:
David Sylvian, Secrets of the Beehive, 1987

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